Terremoto: aumentano i vulcanelli di fango nelle Marche

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Come riporta l’agenzia di stampa Ansa, nuovi vulcanelli di fango sono stati rilevati nella provincia di Fermo in seguito al terremoto di magnitudo 6,5 dello scorso 30 ottobre: la scossa avrebbe indotto anche nuove emissioni di fango da altri vulcanelli già noti nella zona. I geologi del Gruppo Emergeo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) si sono attivati per effettuare indagini preliminari di questo fenomeno che rappresenta uno degli effetti secondari dei terremoti.

I vulcanelli di fango sono strutture geologiche che si formano in seguito alla fuoruscita di materiale argilloso sulla superficie terrestre, generalmente in contesti tettonici compressivi. Questo fenomeno è molto diffuso in varie parti della mondo e anche in Italia, lungo tutto l’Appennino, con manifestazioni più spettacolari in Emilia Romagna e in Sicilia.

Il sopralluogo alle emissioni di fango nel fermano, effettuato il 3 novembre, ha interessato i territori comunali di Santa Vittoria in Matenano e Monteleone di Fermo, situati tra 38 e 44 chilometri dall’epicentro del terremoto. Un nuovo punto di emissione di fango si è attivato in prossimità di alcune abitazioni in Contrada San Salvatore, nel comune di Santa Vittoria in Matenano. Due le neoformazioni individuate in un terreno agricolo.

Il primo vulcanello di fango (SV1) è alto circa 85 centimetri ed è costituito quasi interamente da terreno fratturato e sollevato dalla pressione esercitata dal fango al momento dell’apertura. Durante il periodo di massima attività, brandelli di fango sono stati espulsi fino a 3 metri dal punto di emissione, con un’altezza massima di circa un metro.

vulcanello di Valle Corvone

Il secondo vulcanello (SV2), caratterizzato dall’assenza di deformazione del terreno e da tre punti di emissione di pochi centimetri, presenta una debole fuoriuscita di acqua grigio marrone, assorbita dal terreno entro 20 metri all’interno di una canaletta di scolo preesistente.

Misure di sicurezza sono state invece prese per un vulcanello già noto a Valle Corvone,(foto in alto) divenuto instabile dopo la scossa del 30 ottobre.

Redazione Segnidalcielo

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