I SOCCORSI IN SELLA AD UNA MOTO: ECCO GLI ANGELI CON IL CASCO

2016-10-21_1429

Sulle strade di montagna, in mezzo ai boschi che collegano Amatrice e le sue frazioni terremotate, si sentono rombare i motori di motociclisti di enduro. Non sono turisti impropri. Ma volontari. Fa strano vederli con le loro tute da motocicletta, i caschi sgargianti e le medicine da portare ai terremotati. Ma la stranezza a volte è una delle caratteri anche dell’emergenza.

Il nucleo operativo enduristi che opera ad amatrice è nato nel 2002 ed è collegato alla protezione civile. Oggi sul campo conta una ventina di volontari. Lo zoccolo duro viene da Cerveteri, comune dove è registrato il nucleo, ma altri motociclisti si sono aggiunti da Napoli, Rieti e altre zone del Lazio.

La caratteristica che li rende fondamentali in situazioni di come queste è la velocità. Il via vai di automezzi, camion dei vigili del fuoco, ambulanze e tir della protezione civile congestiona il traffico nelle strette strade che conducono ad Amatrice. Per raggiungere gli sfollati rimasti nelle piccole frazioni ci possono volere anche delle ore. Così intervengono gli enduristi.

“Abbiamo rapidità di intervento e capacità di raggiungere ogni luogo – dice al giornale.it Mario Menicocci, che li coordina – Poco fa sono partite delle moto per portare cardio-aspirina ad una signora di una tendopoli. Noi ci mettiamo 10 minuti rispetto ai 40 minuti di un’auto”.

Uno dei volontari, Ugo, non toglie nemmeno il casco durante i cinque minuti on cui lo intratteniamo. Tra poco deve ripartire con le coperte da portare agli sfollati. “Sono partito da Napoli – dice – le moto sono molto utili: possiamo anche attraversare i boschi”.

Le attività del Nucleo Enduro di Cerveteri non si fermano qui. “Siamo in grado di operare per la ricerca dispersi, protezione incendi e realizzare il servizio di motomedica – spiega Menicocci – In pratica tutto quello che la moto permette di fare in termini di rapidità”.

In questi due giorni di emergenza ad Amatrice il loro intervento è stato richiesto soprattuto per trasporto medicinali, controllo dei casolari abbandonati e sostegno alle persone colpite dal sisma.

Le moto utilizzate sono di due tipi: le super enduro e le enduro leggere. “Le prime – spiegano – servono per trasportare i medici dove occorrono. Le seconde invece per far arrivare le medicine”. I motociclisti che vivono nelle zone terremotate fanno da guida a tutti gli altri.

Ovviamente non basta avere una moto per considerarsi possibili soccorritori. “Innanzitutto bisogna avere un mezzo enduro – spiegano i volontari – poi bisogna essere esperti. Noi siamo tutte persone che fanno gare motociclistiche”. “Le moto sono particolari – aggiunge Menicocci – e richiedono capacità tecniche e fisiche. È necessario fare dei corsi per imparare a guidare in fuoristrada”.

Niente improvvisazioni insomma. “Non è che puoi fa ‘ste cose con un Ciao”, chiosa scherzosamente Ugo prima di accedere, di nuovo, la moto. Si riparte.

Fonte: Qui

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