LE 15 GUARDIE SVIZZERE CHE SI ALLENANO A “MORIRE PER IL PAPA”…

papa_guardie3

Tirano con la pistola, s’allenano all’uso della difesa con le mani e con lo spray. Ore e giorni ad attraversare boschi e a raggiungere tappe pedibus calcantibus. Ma le Gwardiknechte, le guardie svizzere che andranno a comporre l’esercito più antico e più piccolo del mondo, imparano anche a infilare le manette e a parlare l’italiano. Lingua obbligata per un soldato papalino.

Sono quindici reclute e per la prima volta dopo 500 anni, da quando Papa Giulio II della Rovere fece entrare le prime guardie svizzere dalla Porta del Popolo in Vaticano, si addestrano in Canton Ticino. Anzi, nel cuore del Cantone: in piazza d’Armi di Isone dove c’è il Centro di formazione della polizia elvetica.

Le matricole (rigorosamente maschi, svizzeri per cittadinanza, mai sotto i 174 centimetri d’altezza) sono alla quarta settimana del corso che consentirà loro di entrare a fare parte della Guardia Svizzera Pontificia. Per secoli questi soldati fuori dal comune si sono inginocchiati davanti ai papi, ne hanno difeso i palazzi e anche immolato la vita in 147 durante il sacco di Roma (6 maggio 1527) pur di salvare Clemente VII dalla furia dei lanzichenecchi.

GIURANO IL 6 MAGGIO
E proprio il 6 maggio prossimo, in occasione di questa ricorrenza, i nuovi arruolati irromperanno nel cortile di San Damaso nelle loro divise sgargianti e alla presenza delle massime personalità politiche e religiose del Vaticano, giureranno fedeltà. Dichiarandosi pronti a morire per il Papa. Un contratto destinato a durare nei secoli.

Tutti, dal comandante (oberst) all’ultimo alabardiere (hellebardier), vestiranno l’uniforme ufficiale: quella rinascimentale di feltro giallo, rosso e blu, che una leggenda attribuisce erroneamente a un Michelangelo improvvisatosi stilista e fotografate dai turisti di tutto il mondo. In realtà questa divisa è stata concepita dal comandante Jules Repond agli inizi del XX secolo.

Saranno tutti in fila, i soldati papalini, al comando del colonnello (nominato da Francesco) Christoph Graf, con lo stemma di Giulio II sopra l’elmo e il pennacchio bianco che sembra uscire da un dipinto di Raffaello.

UN TICINESE SOLTANTO
Sarà cerimonia in grande sfarzo, quanto duro è l’addestramento le nuove sentinelle del Papa. Come impone il ferreo regolamento per l’accesso al Corpo, le reclute hanno dai 20 ai 28 anni e arrivano dalla Svizzera interna, tedesca e francese.

Un solo ticinese (in questa tornata) fa eccezione: si chiama Dario Fornasari, 21 anni, oltre al francese parla italiano con naturale accento comasco. Il percorso formativo di tutti è cominciato in Vaticano. Ma dal 31 ottobre, le nuove matricole, si sono spostate in Ticino dove rimarranno fino al 27 novembre, per un totale di 176 ore di addestramento rivoluzionario.

«La collaborazione con la polizia cantonale siglata per la prima volta lo scorso 26 settembre a Roma è una novità molto importante per il Corpo», dichiara il comandante Graf «perché in Canton Ticino viene data alle nostre reclute una formazione di base molto elevata».

Un progetto pilota, destinato ad avere successo e che raccoglie anche nuovi iscritti: due formazioni già pianificate per il 2017. Una a febbraio con altre 15 reclute e un’altra fra ottobre e novembre, sempre del prossimo anno, con una ventina di partecipanti. Non male se si pensa che la media degli arruolati era in forte calo: da 30 si era passati a 23 e poi a 15.

«Per il Canton Ticino è un’opportunità storica» commenta Matteo Cocchi, comandante della polizia cantonale che siglato l’accordo a settembre scorso «la collaborazione tra i Corpi è un risultato che porteremo avanti». L’appuntato Federica Rossini insegna a tirare con la pistola, il collega Corrado Giovinazzo la sicurezza personale, comprese le tecniche di perquisizione e l’azione di difesa sempre proporzionata alla minaccia.

Le guardie che proteggono il Papa e la residenza pontificia devono conoscere l’italiano e «la formazione prevede anche questo insegnamento» aggiunge il comandante capo. Questo speciale esercito armato vigilerà Francesco (e i suoi successori) dentro e fuori il Palazzo Apostolico, durante i suoi viaggi, le udienze e i servizi d’onore. Sempre.

Mercenari? Guardie del corpo embeded come si usa dire oggi? Christooh Graf, 54 anni, sposato, due figli, ex dipendente di un ufficio postale in Svizzera e di fede cattolica come esige il protocollo, parla chiaro: «Il Papa è il Vicario di Cristo e nel difenderlo, noi che facciamo parte del suo esercito, vediamo in questo un progetto di Dio. È il valore spirituale della missione esercitata dalla Guardia Svizzera Pontificia».

ARMI E SPIRITUALITÀ
In un Corpo nato per difendere il pontefice non può mancare il cappellano. «Inevitabile che le guardie si addestrino a impugnare le armi, anche se l’obiettivo è difendere e non uccidere» anticipa don Thomas Widmer «la formazione è anche spirituale, parliamo di giovani uomini che giureranno di essere pronti a dare la vita per il Papa».

Già dal Cinquecento il valore non soltanto spirituale dei soldati del pontefice era proverbiale: terribili negli attacchi, montanari robusti e di carattere duro erano anche noti per la loro affidabilità. Il mestiere delle armi a differenza delle milizie di cui scrive Machiavelli lo esercitavano con un grande senso del dovere, come recita il loro eterno motto: «Con coraggio e fedeltà».

Fonte: Qui

loading...