LA VERITÀ DEL SUPER-GEOLOGO: “Come usare i segni precursori di un terremoto”

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Ma i terremoti si possono davvero prevedere? Domanda tragicamente attuale, alla quale prova a dare risposta il professore Enzo Boschi, per 12 anni presidente dell’Ingv e poi presidente dell’Istituto nazionale di geofisica.

“La geochimica è un campo importante, proseguire la linea di ricerca è opportuno e una raccolta di questionari tra la popolazione per conoscere i cosiddetti precursori sarebbe una cosa positiva – spiega in un’intervista a Il Giorno -. Ma da qui a pensare che così si potranno prevedere i terremoti, ce ne corre”.

Dunque aggiunge: “Non facciamoci illusioni, quello dei terremoti è un campo molto complicato e non ci sono scorciatoie. Anche se, pur senza previsioni, oggi non si fa tutto quel che si potrebbe“. Nel dettaglio, spiega:

“Per esempio si sarebbe potuto fare di più prima del terremoto di Amatrice. L’area attivatasi era nel mezzo di due segmenti, quello aquilano e quello umbro marchigiano responsabile della crisi sismica del 1997.Era rimasto tranquillo per molto tempo, ed era abbastanza evidente che si sarebbe presto attivato. Si potevano prendere delle misure precauzionali per mettere in sicurezza le abitazioni”.

Quando gli viene ricordato che prima di quest’ultimo sciame sismico erano stati registrati fenomeni precursori, risponde: “È quasi sempre così, non è una cosa strana o eccezionale. Il problema che fenomeni simili si registrano anche quando poi le scosse non ci sono.

Ci ricordiamo di più di quelli che avvengono prima di una scossa e facciamo una facile equazione, mentre gli altri ce li dimentichiamo. È un meccanismo psicologico normale, in totale buona fede”.

Ma è quando gli viene chiesto se i fenomeni precursori sono effettivamente inutilizzabili a causa dell’elevato rumore di fondo che il professor Boschi offre la risposta forse più affascinante: “Se ci fosse una raccolta a livello nazionale e ci fossero migliaia di segnalazioni i precursori potrebbero indicare che una certa area ha uno stress. Ma fino a quando non si riesce a dare un dato quantitativo a questo stress, un dato matematico, resta una indicazione di massima, non una previsioni”.

Ma raccogliere dati, spiega, sarebbe utile “sia perché darebbe una indicazione in più sia perché coinvolgerebbe la popolazione, che è sempre un bene. Ma non dobbiamo pensare che i cosiddetti premonitori abbiano un potere salvifico”, conclude.

Fonte: Qui

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