Immaginiamo mai come sarà il futuro, per esempio la vita fra 30 anni?

Anticipare il futuro, un’attività che solo in pochi sanno fare. E che tutti dovremmo praticare più assiduamente.

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Tattica vs strategia. Oggi vs domani. In entrambi i casi possiamo ravvisare un evidente sbilanciamento nelle scelte dei nostri politici e dei nostri imprenditori, preoccupati a prendere decisioni riguardanti esclusivamente un futuro prossimo.

Ci manca totalmente la capacità di immaginare un futuro remoto, il dopodomani per intenderci, contrariamente a quello che si fa altrove, dove vengono prese decisioni importanti, dall’urbanistica alle fonti di energia rinnovabile.

Ogni tanto, utile ad aprirci gli occhi, viene in Italia qualcuno che ci spiega la conformazione del mondo che verrà, come ad esempio Kevin Kelly, co-fondatore della rivista americana Wired.

Intervistato dal Corriere della Sera, anticipa alcuni aspetti della nostra società fra 30 anni, facilmente deducibili dalla piega che stanno prendendo gli eventi e l’innovazione tecnologica.

Kelly ha da poco scritto un libro intitolato “The Inevitable”, in cui tenta di descrivere cosa ci aspetta tra alcuni decenni e che conformazione avrà la nostra società, la nostra economia e come verranno a cambiare al mutare dello sviluppo tecnologico.

Le guerre del futuro, afferma, saranno delle poco cruente cyberwar. “Anche se faranno alcuni morti, causeranno in modo più importante danni economici, povertà, malattie e disordini civili. Un Paese è in grado di creare tutto ciò senza fare un numero eccessivo di morti”.

I cambiamenti che avvengono ormai rapidamente sotto ai nostri occhi, stravolgimenti che volenti o nolenti mutano il nostro modo di vivere, hanno bisogno di essere governati. Per questo occorre un alto grado di consapevolezza.

“Una civiltà dovrebbe essere giudicata per la sua lungimiranza. Non c’è niente di più elevato della creazione di ciò di cui potranno beneficiare le generazioni future. Per costruire qualcosa per i nostri nipoti abbiamo bisogno di pensare al mondo in cui vivranno. Dobbiamo riflettere sul futuro per essere dei buoni antenati”.

E prova ad anticipare il mondo che sarà, quello del 2046. Una vita in cui la tecnologia sarà indispensabile, in cui non potremo fare a meno di alcuni dispositivi che oggi reputiamo accessori ma che diventeranno necessari.

E’ il caso della domotica, che in questi anni sta crescendo a ritmi impressionanti. Non avremo automobili, ci limiteremo ad abbonarci a prodotto o servizi. Realtà Virtuale ed Intelligenza Artificiale saranno termini più che familiari, verremo pagati dagli inserzionisti pubblicitari per guardare i loro annunci, saremo sollevati dall’incombenza di affrontare la maggior parte dei lavori manuali.

E forse vorrà dire che i robot ci ruberanno il lavoro? Niente affatto, sostiene Kelly, perchè “creeranno con l’intelligenza artificiale molti più posti di lavoro di quanti ne distruggeranno. Noi usiamo la tecnologia per inventare nuovi bisogni, nuove cose di cui cominciamo improvvisamente ad avere bisogno. Saremo noi umani a continuare a inventare nuovi posti di lavoro da dare ai robot e da condividere con loro”.

Tocca anche l’argomento dell’ossessione delle giovani generazioni per i dispositivi tecnologici, affermando che si va via via verso una normalizzazione riguardo al loro utilizzo. E prevede la fine del concetto di proprietà in favore del valore di accesso, nonchè la coesistenza dell’economia della condivisione con quella tradizionale.

Viene voglia di essere immortali, per poter vedere che tipo di futuro ci attende.

fonte: http://www.lultimaribattuta.it/54720_immaginiamo-mai-come-sara-il-futuro-per-esempio-la-vita-fra-30-anni

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