EDUCATE I BAMBINI ALLA FELICITÀ… NON ALLA PERFEZIONE!

Prima o poi succede a tutte le madri: stavate passeggiando con vostro figlio o vostra figlia per il parco, oppure al centro commerciale e incontrate una vecchia amica, una vicina, magari con pargoli o nipotini, ed ecco, che come di consueto, scatta la fatidica gara a quale dei bimbi abbia le caratteristiche migliori.

Non deve sorprenderci che negli ultimi decenni molti genitori abbiano assunto un modello educativo basato sulla iper-genitorialità. Si tratta di genitori che vogliono che i loro figli siano preparati al meglio per la vita, ma non nel senso più ampio del termine, bensì nel più limitato: vogliono cioè che i loro figli abbiano le conoscenze e le competenze necessarie per diventare un buon professionista, ottenere un buon lavoro e guadagnare abbastanza, nulla di più di questo. Questi genitori hanno un solo obiettivo: vogliono che i loro figli siano perfetti.

Per raggiungere questo obiettivo non esitano a iscriverli a diverse attività extrascolastiche, spianando loro la strada oltre ogni limite e, naturalmente,spingendoli al successo ad ogni costo. E la cosa peggiore è che credono di farlo “per il loro bene”. Il problema principale di questo modello educativo, è che aggiunge inutile pressione sui bambini, finendo per togliere loro l’infanzia e creando degli adulti emotivamente disastrati.

I pericoli di spingere i bambini verso la perfezione

Sotto pressione, la maggior parte dei bambini obbedisce e raggiunge i risultati che si aspettano i genitori, ma in ultima analisi, in questo modo si ottiene solo di limitare il loro pensiero indipendente e lo sviluppo di competenze profonde che li possono portare al successo vero e proprio. Se non diamo loro lo spazio e la libertà per trovare la propria strada e li carichiamo di aspettative, i bambini non potranno prendere le loro proprie decisioni, sperimentare e sviluppare la loro identità.

Pretendere che i propri figli siano sempre i ‘migliori’ racchiude dei rischi, poiché genera una pressione inutile che li priva della loro infanzia.
L’infanzia è un periodo di apprendimento, ma anche di gioia e divertimento. I bambini dovrebbero imparare divertendosi, facendo errori, perdendo tempo, lasciando volare l’immaginazione e trascorrendo del tempo con altri bambini. Aspettarsi che i bambini siano i migliori in un particolare campo, carica sulle loro spalle una inutile responsabilità. Questo metodo educativo li priva della loro infanzia.

Quando i genitori si concentrano più sui risultati che sullo sforzo, il bambino perde la motivazione intrinseca, perché capisce che conta di più il risultato che il cammino intrapreso.Pertanto, possono aumentare le probabilità che commetta frodi a scuola, perché per lui non è così importante imparare quanto lo sono i voti. Allo stesso modo, concentrandosi sui risultati, perde interesse per il cammino della vita e smette di goderselo.

Come si pianta il seme della paura di fallire

La paura del fallimento è una delle sensazioni più limitanti che possiamo sperimentare. Questo sentimento è intimamente legato alla concezione che abbiamo del successo. Quindi, spingere i bambini verso il successo fin dalla tenera età, serve solo a piantare in loro i semi della paura di fallire. Di conseguenza, è probabile che questi bambini non diventino adulti indipendenti e intraprendenti, come vorrebbero i loro genitori, ma persone che vanno sempre sul sicuro e accettano la mediocrità perché hanno paura di fallire.

Generare una perdita di autostima

Molte persone di successo, professionalmente parlando, non sono sicure di sé. Ad esempio, molte top model, per esempio, hanno confessato di pensare di essere brutte o grasse, quando in realtà sono delle icone di bellezza. Questo perché il livello di perfezionismo al quale sono sempre state sottoposte, le porta a credere che tutto ciò che faranno non sarà mai abbastanza e che basterà il minimo errore perché gli altri le disprezzino. I bambini che crescono con questa idea diventano adulti insicuri, con una bassa autostima, credendo di non essere abbastanza meritevoli d’amore. Di conseguenza, vivono dipendendo dalle opinioni degli altri.

“Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: A essere contento senza motivo. A essere sempre occupato con qualche cosa. A pretendere con ogni sua forza quello che desidera”.(Paulo Coelho)

Cosa dovrebbe sapere realmente un bambino

I bambini non hanno bisogno di essere i migliori, ma solo di essere felici. A questo proposito, ti devi solo assicurare che tuo figlio sappia:

di essere amato incondizionatamente e in ogni momento, non importa quali errori fa o farà;
di essere al sicuro, che lo proteggerai e lo amerai come meglio potrai;
che può fare lo scemo, perdere tempo a fantasticare e a giocare con gli amici;
di poter scegliere ciò che più gli piace e perseguire quella passione, non importa di cosa si tratti. Che può trascorrere il tempo libero facendo ghirlande di fiori o disegnando gatti con sei gambe, se è quello che vuole, invece di praticare la fonetica o il calcolo;
di essere una persona speciale e meravigliosa, come molte altre persone nel mondo;
di meritare rispetto e che deve rispettare i diritti degli altri.

Cosa non devono dimenticare i genitori

È anche essenziale che i genitori sappiano:

che ogni bambino impara secondo il proprio ritmo, e che non devono confondere la stimolazione che aiuta a sviluppare con la pressione che travolge;
che il fattore più influente nel rendimento scolastico dei bambini, è che i genitori leggano libri ai loro figli, che dedichino loro del tempo per coltivare insieme la passione per la lettura. Non sono le scuole costose o i giocattoli iper-tecnologici a determinare risultati;
che il bambino che ottiene i voti migliori, non è quasi mai il più felice,perché la felicità non si misura in questi termini;
che i bambini non hanno bisogno di più giochi, ma di una vita più semplice e spensierata e di passare più tempo con i genitori;
che i bambini meritano la libertà di esplorare tutto e decidere da soli cosa gli piace e li rende felici.

Come diceva Arthur Schopenhauer: “Ogni bambino che nasce è in qualche misura un genio, così come un genio resta in qualche modo un bambino”.

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