Il dottor Paolo Poli: “Ero contrario alla cannabis, ora la uso per curare 800 pazienti”

“All’inizio ero totalmente contrario all’utilizzo della cannabis in medicina. Quando uscì la legge in Toscana il ragionamento che facevo era di chiedermi il perché utilizzare la cannabis ad esempio nel trattamento del dolore quando ci sono già degli analgesici validi che possono essere prescritti. Poi alcuni miei collaboratori mi hanno mostrato gli ottimi risultati della cannabis come farmaco nel trattamento di diverse patologie come quelle del sistema nervoso centrale – e quindi in tutte le forme di spasticità – e anche in altre patologie come la riduzione del dolore nel trattamento di cefalee, nelle malattie croniche generalizzate e in quelle reumatiche. A quel punto ho iniziato a fare un lavoro serio con un follow up e a schedare i pazienti e risultati delle terapie verificando che la cannabis funziona e anche bene per molte patologie, anche di più di quelle per le quali era ne era stato consigliato l’utilizzo dalla legge regionale. Oggi curo 800 pazienti e raccolgo i dati per avere una base scientifica sulla quale muoverci”.

Il dottor Paolo Poli (nella foto), primario dell’unità operativa complessa di Terapia del dolore dell’ospedale di Pisa, è stato uno dei primi in Italia ad utilizzare la cannabis per curare i propri pazienti. Il dottore lavora in Toscana, Regione che, dopo essere stata la prima ad aver legiferato in materia, è la stessa in cui è stato avviato il primo esperimento di produzione nazionale di cannabis per scopi terapeutici. Visto l’alto numero di pazienti che si recano nella struttura di Pisa il dottore ha creato un ambulatorio per la cannabis del quale si sta occupando in prima persona. L’abbiamo contattato per saperne di più, qui sotto la nostra chiacchierata.

Il presidente Enrico Rossi ha in effetti annunciato che verrà ampliata a più patologie…

Sì, gli parlai prima delle elezioni e lui prese questo impegno. Anche se già in Toscana possiamo usarla per il dolore cronico per cui riusciamo a coprire tante patologie, come ad esempio la fibromialgia, non indicata dalla legge. Il primo problema per l’Italia è la produzione, sulla quale siamo indietro. E’ iniziato il progetto sperimentale di produzione allo Stabilimento militare di Firenze stimando di produrre nel 2016 circa 100 chilogrammi di infiorescenze. Come produzione è bassa perché la richiesta sarà sicuramente maggiore. Ad ogni modo, in accordo con la nostra Asl, non faccio subito i piani terapeutici per i pazienti, preferisco farla acquistare inizialmente in farmacia. Poi, dopo 3 mesi, una volta verificato che per quella patologia e per quel determinato paziente funziona, allora faccio il piano terapeutico che consente al paziente di averla in modo gratuito perché a spese della Asl.

Quindi per i primi 3 mesi è a carico del paziente?

Sì ma consideriamo che la terapia per un paziente, per come la prescrivo, costa 80 euro al mese.

Come mai così poco?

Perché il dosaggio che noi facciamo è un dosaggio clinico. Noi riusciamo a controllare le patologie con 30 milligrammi da assumere due volte al giorno e su 800 pazienti solo nel 5% dei casi abbiamo alzato il dosaggio a 120 milligrammi per due volte al giorno.

Ma intende il quantitativo di principio attivo?

No no, sto parlando di infiorescenze: in 30 milligrammi sono presenti circa 5 milligrammi di THC.

Mi scusi ma mi pare molto poco. Io ho sempre visto prescrizioni in media di uno o due grammi al giorno, per arrivare a pazienti che ne usano anche 4 o 5 grammi al giorno…

Ho visto anche io prescrizioni di questo tipo e le reputo errate. Credo che dipenda anche metodo di somministrazione. Noi per esempio consigliamo l’assunzione tramite decotti che vanno però realizzati in maniera particolare. Con il farmacista abbiamo notato che bisogna aggiungere delle sostanze grasse per fare in modo che i cannabinoidi si sciolgano, e poi va fatto cuocere per almeno 25 minuti, se no i cannabinoidi non si liberano. Se viene preparato come un tè nel decotto non si liberano i cannabinoidi e quindi magari di un grammo di infiorescenze uno assume solo una minima parte di principio attivo. Io con i dosaggi e il metodo sopra descritto sto avendo degli ottimi risultati, testimoniati dai pazienti.

Fa assumere le infiorescenze anche tramite il vaporizzatore?

Dipende dalla patologia, lo consiglio ad esempio nella cefalea con aura (forma di cefalea di tipo emicranico preceduta da sintomi caratteristici, detti appunto aura, ndr).  Quello che a me fondamentalmente interessa, soprattutto nei pazienti cronici, è di dare sempre un dosaggio basso e quindi  30 mg la mattina e 30 la sera per creare un plateau di analgesia, anche se bassa, nelle 24 ore. Nel momento in cui il paziente percepisce l’aura, e gli sta quindi per venire la crisi cefalalgica, consiglio di usarla vaporizzata per avere un picco immediato di farmaco, come fosse una rescue dose.

E state sperimentando anche altre forme di somministrazione?

Ci sono ad esempio pazienti che non possono andare in giro con il vaporizzatore e quindi stiamo studiando delle formulazioni che possano essere assunte in qualsiasi momento. E’ una ricerca che tocca diversi aspetti anche se attualmente la forma migliore per noi è il decotto. Non possiamo studiare tante forme di somministrazione perché qui entra in gioco anche l’assorbimento. Rispetto ai 30 mg, quale è il quantitativo di principio attivo che viene assunto? Forse 2,5 mg o 3. Un dosaggio bassissimo che però a noi sta dando risultati straordinari. Ad esempio sui pazienti anziani che hanno problemi di sonno: l’ultimo in ordine di tempo, un 80enne, mi è venuto a ringraziare dicendo che non dormiva 8 ore di fila da 20 anni. Anche nella spasticità del sistema nervoso centrale è veramente un farmaco eccezionale, ho una paziente che non dico che sia stata miracolata ma poco ci manca: non camminava e grazie alla cannabis ha ricominciato a camminare. O nell’emicrania di Arnold, associata alla neurostimolazione, dà dei risultati che né la cannabis, né la neurostimolazione da sole riuscivano a dare. E’ un campo bello e inesplorato che ci darà tantissime soddisfazioni: consideri anche che gli effetti collaterali dannosi della cannabis in generale sono scarsissimi.

Ho letto che ha fondato una società scientifica per fare ricerca sulla cannabis…

Sì, chiama Sirca ed è formata da medici, farmacisti e biologi che lavorano e studiano la cannabis come farmaco. Siccome abbiamo visto che funziona e dà dei risultati, la vogliamo studiare in modo più approfondito. Quindi puntiamo ad una sperimentazione scientifica seria, programmata e controllata. Uno dei primi studi che stiamo avviando è sulla genetica umana, per capire il motivo per cui alcuni pazienti rispondono bene a dosaggi bassi e altri hanno invece bisogno di dosaggi più alti. Ci avvarremo anche della collaborazione del professor Gianpaolo Grassi e dei sui studi sulle genetiche della cannabis, affrontando così il discorso della genetica della pianta e della genetica umana. Stiamo ottenendo risultati clinici davvero incoraggianti, con questi studi vorremmo arrivare a capire perché accade.

di Mario Catania

da: cannabisterapeutica.info

via La Verità di Ninco Nanco

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