Così mio figlio, nato sano, è diventato autistico 22 mesi dopo.La storia che ogni genitore dovrebbe leggere

2016-11-11_1612

Di Gioia Locati per ilgiornale.it :

Lo spartiacque nella vita di Nicola, nato il 4 novembre 2010 e diventato autistico 22 mesi dopo, è una lama conficcata nel petto dei suoi genitori.

Fino a 22 mesi Nicola era un bimbo sano e vivace. Precoce in tutto. Così lo descrive la mamma, Federica Santi, 36 anni, ex insegnante, musicista e scrittrice:

“A tredici mesi, Nicola, sgambettava come un leprotto. A 20 parlava e cantava, manifestava il suo talento artistico in ogni occasione: sapeva dipingere, era affettuoso, baciava il fratellino nel pancione”. Poi, intorno ai 22 mesi, subito dopo la nascita del fratellino, ha avuto un arresto dello sviluppo, e in poche settimane, ha smesso di parlare, di mangiare di gusto, di dormire un sonno filato.
Così quella “diagnosi che pare non concedere via d’uscita” rischia di scuotere dalle fondamenta la vita di una famiglia. Ce lo racconta, lei, Federica, nel libro “Non vivo in una bolla”.

Cinquantadue pagine che scorrono d’un fiato. Si coglie lo sguardo attento e disincantato su una malattia neurologica dalle mille sfaccettature, sempre più frequente (in Italia l’incidenza è di 6-10 bambini su 10.000, con un rapporto fra maschi e femmine di 4 a 1. Cliccate qui). Si sfatano i luoghi comuni: “Quante volte Nicola mi ha mandato il suo messaggio: Mamma io non vivo in una bolla, quando ci guarda dritti negli occhi e grida ‘sono stanco’ oppure ‘sono arrabbiato’.

Nicola è sempre con noi ci ascolta e ci osserva di continuo”. O quando, a dispetto di ciò che sostengono i medici (“dall’autismo non se ne esce”), mamma Federica è convinta del contrario. Perché lei lo ha già visto migliorare il suo Nicola, quando gli ha cambiato l’alimentazione, “togliendo glutine e caseina ha ripreso a parlare”. E poi affiancandolo nel suo cammino di disintossicazione da metalli e farmaci seguendo i principi dell’isoterapia (Cease therapy). “È una strada lunga – spiega la mamma – che abbiamo deciso di percorrere fino in fondo motivati da piccole e importanti conquiste”.

L’unico campanello  d’allarme
Racconta Federica: “Abbiamo sottovalutato, sia noi che la pediatra, i disturbi gastrointestinali che hanno accompagnato Nicola dai due mesi in poi e che si sono manifestati subito dopo la prima vaccinazione esavalente (antitetanica, antiepatite B, antipolio, anti-difterica, anti haemophilus, anti pertosse) più l’anti pneumococcica, ma anche dopo i  richiami e le successive vaccinazioni, fino a cronicizzarsi: quel vomito a getto non poteva essere confuso con un semplice rigurgito”. E ancora: “All’epoca eravamo del tutto inconsapevoli della stretta collaborazione fra cervello, stomaco e intestino. Già, l’intestino è il secondo cervello. Ce lo dicono adesso i medici (non ancora tutti, però). Noi eravamo inconsapevoli e siamo andati avanti” (a mangiare male e a non dare importanza ai frequenti episodi di vomito e diarrea di Nicola).

La ricerca delle cause
“Signora, non si concentri sulle cause della malattia ma sui progressi che d’ora in poi potremo fare”. (Ho sentito anch’io pronunciare queste parole a pochi mesi dalla mia diagnosi di cancro. Su di me, come su Federica, quel concetto è rimbalzato via come un pungiball: non tutti i malati riescono a soffocare l’anima, molti hanno bisogno di capire perchè sono arrivati a quel punto. Si strappa un velo per vedere meglio. Lo dovevo alle mie figlie, esattamente come Federica lo deve ai suoi, Nicola ed Enrico).

“Di fatto i progressi sono poca cosa” ci spiega Federica. “La sanità pubblica mette a disposizione strutture per terapie riabilitative che non risolvono il male alla radice. E nessuno di loro ci ha mai suggerito ‘una strada parallela’.”

Federica non riusciva più a vivere con il sospetto che potessero essere stati i vaccini la causa del disastro (“se qualcuno mi avesse avvertito che il benessere dell’intestino è così importante e delle ripercussioni sul sistema nervoso, avrei evitato di proseguire con le vaccinazioni”). Ha contattato altre famiglie con bimbi autistici, ha divorato libri, ha incontrato medici. Ha fatto fare esami approfonditi su Nicola, tutto per squarciare il velo.

Cosa hanno rivelato quegli esami?
“Abbiamo svolto un’indagine sul sistema immunitario di Nicola, il test si chiama “tipizzazione linfocitaria”, e lì abbiamo capito che nostro figlio soffre di un’immunodeficienza importante (ha avuto una risposta anomala dopo il vaccino anti morbillo) oltre a essere allergico alle proteine dell’uovo”.

La reazione
“…Uno degli aspetti che mi ha fatto imbestialire è stato aver incontrato terapisti specializzati nell’autismo immobilizzati nelle loro certezze.  Ed è stato a causa di questo atteggiamento di chiusura e dei risultati marginali sulla riabilitazione che ci siamo sentiti soli”. Da qui la decisione: Federica ha portato via il suo piccolo dai centri rieducativi. “Non mi restava nessuna traccia delle magre rassicurazioni e dei tentativi di solidarietà. Ho scelto un pediatra specializzato, Eugenio Serravalle, che mi ascolta con infinita pazienza, anche per ore, su Skype e che mi consiglia sempre bene.
Un esempio? I rush cutanei sono scomparsi, i disturbi intestinali quasi risolti. E Nicola ha ripreso a parlare”.

Niente scuola, niente sussidio
“Considero una scoperta preziosa quella che un bambino, per quanto piccolo, riesca sempre a comunicare le proprie preferenze, i propri disagi, le proprie simpatie e antipatie. Soltanto a un anno dalla diagnosi sono riuscita ad ascoltare realmente i miei figli – scrive Federica – Fino ad allora i miei pensieri erano saturi di paure e suggerimenti ricevuti. Quando si avvicinava la data dell’inizio della scuola Nicola piangeva e gridava lunghissimi ‘no, scuola, no’, il mio cuore di madre piangeva ma era un cuore troppo impaurito, ero convinta che mio figlio dovesse assolutamente andare a scuola ‘per integrarsi nella società e per imparare dai suoi coetanei’ come mi era stato suggerito. L’ottimo suggerimento si sarebbe scontrato con la realtà: Nicola, alla materna, si sentiva emarginato, non riusciva ad andare in bagno nei momenti giusti, non partecipava alle recite, stava sempre da solo e le maestre lo consideravano un handicappato senza speranza”.

“Abbiamo scelto per Nicola l’educazione parentale prevista dalla legge ma abbiamo pagato per questo: ci è stata tolta l’indennità di frequenza  di 280 euro al mese (è concessa soltanto a chi frequenta  una scuola statale). Ci è stata anche negata la pensione di accompagnamento anche se gli spetterebbe di diritto per la legge 104, per questo ci siamo rivolti a un avvocato.

Così è, ma non torneremo indietro, Nicola sta guadagnando in serenità, i suoi occhi riconoscenti non hanno prezzo. Quanto a noi stiamo imparando a non sprecare il tempo in ciò che gli altri pensano, siamo piuttosto concentrati sui messaggi e sui segnali che i nostri figli ci inviano. Abbiamo sostituito la domanda ‘perché è capitato a me?’ con un’altra domanda: ‘Cosa stiamo imparando da questa esperienza?’ Ed è avvenuta la magia: stiamo maturando tutti insieme”.
Si conclude la storia di un bambino speciale (come ama definirlo la sua mamma) e si accendono tante domande.

Vaccini-autismo, se ne può parlare?
La maggior parte degli studi esclude una correlazione diretta tra vaccinazioni e autismo, per questo molte figure istituzionali, dall’ISS alle Asl, incaricate di promuovere le vaccinazioni (e premiate con incentivi per gli obbiettivi raggiunti) affermano che questo dibattito non ha ragione di esistere.
Però abbiamo visto qui che sui vaccini non sono stati mai fatti studi adeguati che ci assicurino della loro innocuità. L’atteggiamento scientifico corretto sarebbe sospendere il giudizio fino alla prova dei fatti.

Da un lato, Gabriel Levi, direttore di Neuropsichiatria infantile all’università La Sapienza di Roma, interpellato dal Fatto Quotidiano nel 2012, quando il tribunale di Rimini riconobbe il danno vaccinale su un bimbo affetto di autismo, dichiarò: “Allo stato attuale delle conoscenze non esiste alcuna causa accertata, diretta, esclusiva e sufficiente per l’autismo. Esistono fattori di varia natura, che possono concorrere a determinare una vulnerabilità neurologica”.

Dall’altro, Luc Montagnier, premio Nobel per aver contribuito a scoprire il virus dell’Aids, ha dichiarato nel film Vaxxed, fra l’altro di imminente arrivo nelle sale italiane, che “l’interazione tra vaccini e autismo è un problema mondiale. Non solamente qui in Europa ma anche in Asia e in Africa”. Montagnier si riferisce alla frode autodichiarata da un ricercatore dei CDC (ne abbiamo parlato qui) che, in studi scientifici, ha volutamente nascosto dei dati importanti sui bambini colpiti da autismo per assolvere i vaccini.

Prosegue Montagnier: “Questa frode, ovviamente, è di alto grado, secondo la mia opinione, nell’etica della medicina e della scienza. I CDC, nel passato, hanno fatto lavori molto importanti per la scoperta dell’AIDS. Così io sono molto deluso nel vedere come i CDC  trattano l’autismo”.

Infine, ci domandiamo:
1 Le malattie dello spettro autistico sono assai frequenti, l’incidenza in Italia è di 6-10 bambini ogni 10.000 (Negli Usa il rapporto è 1 su 68).
2 Ci sono diversi studi che dimostrano tossicità neurologiche da parte dell’alluminio presente nei vaccini come adiuvante. Come mai si continua a lasciare l’alluminio nei vaccini?
3 Dopo aver fatto la tipizzazione linfocitaria è emerso che Nicola ha un sistema immunitario alterato ed ė allergico alle proteine dell’uovo.
4 Nel foglietto illustrativo del vaccino anti morbillo è riportato che il vaccino è “controindicato per chi presenta alterazioni del sistema immunitario ed è allergico alle uova”.
5 Come si può a sapere se un bambino di 13 mesi, l’età in cui in genere si fa il vaccino anti morbillo, presenta le condizioni del punto 3 e 4? Non sarebbe più conveniente e soprattutto più salutare far precedere la vaccinazione da un test di questo tipo?

Tratto da: informasalus.it

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