“Che cosa c’è nel pane che mangiamo”? Nel Centro Nord c’è da rabbrividire. E nel Sud e in Sicilia?

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Per conoscere la risposta sul Sud e sulla Sicilia dobbiamo aspettare che GranoSalus avvii questi benedetti controlli sui derivati del grano duro, dalla pasta al pane, dai dolci ai biscotti. Non escludiamo grandi e amare sorprese, come pasta e pane piene di glifosato e di micotossine. Intanto nel Centro Nord Italia controlli simili sono stati effettuati sul pane. Il quadro che emerge è sconvolgente. Il messaggio che viene fuori è il seguente: o l’Italia comincia a tutelare i redditi degli agricoltori e le nostre produzioni, da Nord a Sud, o gli italiani saranno costretti a mangiare derivati del grano sempre più avvelenati, con enormi rischi di contrarre gravi malattie

Gira in queste ore sulla rete un video sul grano tenero. Il titolo è molto eloquente:

“Che cosa c’è nel pane che mangiamo?”

Il grano tenero – con il quale si produce il pane – si coltiva nel Centro Nord Italia. Mentre nel Sud del nostro Paese, è noto, si coltiva il grano duro con il quale si producono pane e pasta. Perché, allora, ne parliamo, visto che noi, di solito, ci occupiamo dell’agricoltura del Mezzogiorno? Semplice: perché in questo servizio giornalistico, che vi invitiamo ad ascoltare con attenzione (lo trovate qui), si parla di controlli effettuati sul pane che oggi viene consumato nel Centro Nord Italia. Per intendersi, si tratta dei controlli molti simili a quelli che l’associazione GranoSalus ha deciso di effettuare sui derivati del grano duro: a cominciare dalla pasta e dal pane che arriva sulle tavole di noi meridionali.

Quello che viene fuori da questo servizio è sconvolgente. Si comincia con una testimonianza di alcuni tecnici di laboratorio che raccontano di aver analizzato ben 135 tipi di farine prodotte con grano tenero. E che cosa hanno trovato? Tante micro-nano particelle di ferro e di altre sostanze dannose per la salute. Metalli – nel servizio lo si dice a chiare lettere – che, a lungo andare provocano il cancro.

Come arrivano questi metalli nelle farine? In primo luogo dai silos. In seconda battuta dalle macine.

Qui dobbiamo aprire la prima parentesi. Ricordate il servizio che abbiamo pubblicato il 22 Febbraio di quest’anno? (che potete leggere qui). Vi abbiamo raccontato l’avventura che Cosimo Gioia ha vissuto qualche anno fa, quando da dirigente generale dell’assessorato all’Agricoltura della Sicilia aveva iniziato ad effettuare i controlli sui carichi di grano duro che arrivano nei porti di Palermo, Catania e Pozzallo.

Erano controlli che puntavano a verificare la salubrità del grano duro che arriva in Sicilia da chissà dove (per esempio, dal Canada). Si stava cominciando a verificare l’eventuale presenza di micotossine, di metalli (quelli che sono stati trovati nel grano tenero del Centro Nord Italia) e su pesticidi ed erbicidi (per esempio, la presenza di glisofato – o gliphofate – nei grani duri che arrivano dal Canada).

A questo punto non possiamo non notare le differenze tra quanto avvenuto nel Centro Nord Italia e quanto avvenuto in Sicilia.

Nel Centro Nord Italia hanno avuto la forza, il coraggio e la determinazione per avviare i controlli sul loro grano (il grano tenero) e almeno su un derivato di questo prodotto: il pane.

In Sicilia Cosimo Gioia, appena iniziò queste verifiche, è stato messo alla porta dal Governo regionale dell’epoca, retto da Raffaele Lombardo.

Nel Centro Nord Italia lo strapotere delle multinazionali e, in generale, di un mercato drogato da prodotti dannosi per la salute umana, bene o male, è stato studiato e contestato.

In Sicilia e, in generale, nel Mezzogiorno, fino ad oggi, le navi che scaricano grano duro non sono state controllate, se non in modo molto superficiale. Eppure si sa, ad esempio, che molte di queste navi sono petroliere in disarmo.

Da qui una domanda: se il grano tenero conservato nei silos presenta ferro e altri metalli dannosi per la salute dell’uomo, che cosa si troverà nel grano duro che viene trasportato con petroliere?

E’ quello che sapremo quando GranoSalus avvierà, finalmente, i controlli su tutti i derivati del grano duro. A cominciare dalla pasta, dal pane e via continuando con dolci e biscotti.

Il servizio sul grano tenero documenta che buona parte di questo prodotto, oggi, arriva in Italia dall’Ungheria, dalla Bulgaria e dalla Romania. Non arriva sotto forma di farina, ma di farina impastata e surgelata ancor prima che inizi la lievitazione.

La grande distribuzione organizzata, nel Centro Nord Italia, non dà molte informazioni sul pane che mette in vendita. I consumatori leggono:

“Pane appena sfornato”.

La notizia è corretta. Ma è pane che arriva dai Paesi dell’Est europeo. E viene importato perché costa poco.

Questo ci dice che, oggi, la povertà ha raggiunto ampie fasce di popolazione del Centro Nord Italia. Perché un pane che arriva impastato nell’Est europeo, che può rimanere surgelato anche due anni, non può che essere di pessima qualità.

Indicativa la spiegazione che ne dà un panificatore artigianale:

“Il pane – dice nel video – si fa con poche ingredienti: acqua, farina, sale lievito e anche olio extra vergine di oliva. Quello che posso dire è che un pane che resiste due anni…”.

La regola che abbiamo incontrato e commentato con la pasta la incontriamo anche con il pane: non esiste un prodotto alimentare a prezzi stracciati, perché a farne le spese o è l’ambiente (agricoltura di rapina che compromette, per l’appunto, l’ambiente e gli stessi prodotti), o è la salute umana (le malattie provocate dai già citati metalli presenti nel pane fatto con i grani teneri, o le micotossine e il glifosato che ritroviamo nel grano duro).

Anche sul grano tenero non mancano le speculazioni. Il pane venduto dalla grande distribuzione nel Centro Nord Italia costa pochissimo e Dilo solo sa cosa c’è dentro…

Ma il pane artigianale che si vende, per esempio a Milano, può raggiungere prezzi esorbitanti. Si parte da 5 Euro al chilogrammo per arrivare a 16 Euro al chilogrammo.

Anche nel Centro Nord Italia ad essere sacrificati sono gli agricoltori.

“Com’è possibile – ci si interroga nel video – che il prezzo del grano tenero scende e il prezzo del pane prodotto con grano tenero raggiunge prezzi esorbitanti?”.

Il problema non sta nel costo della materia prima, ma in due altri fattori:

il costo dei macchinari e il costo del lavoro, che in Italia sono molto più elevati rispetto ad altri Paesi (ad esempio, il 60% in più rispetto alla Francia).

In ogni caso, così come nel Sud Italia ad essere sacrificati sono gli agricoltori, anche nel Centro Nord Italia farne le spese sono sempre gli agricoltori.

Pensare: un chilo di grano tenero, oggi, viene pagato 21 centesimi di Euro. A fronte di un chilogrammo di pane artigianale – prodotto con grano tenero italiano – che arriva a costare anche 16 Euro al chilogrammo?

Basta il costo dei macchinari e il costo del lavoro a spiegare una ‘forbisce’ di 15 Euro e mezzo e forse più di differenza?

No. E’ evidente che ci sono speculazioni.

Così com’è altrettanto evidente che la situazione, nell’agricoltura,deve cambiare, da Nord a Sud. Altrimenti, continuando a penalizzare gli agricoltori del nostro Paese, tra qualche anno, nel Centro Nord mangeranno solo pane ricco di metalli e di altri veleni, mentre nel Sud mangeremo pane e pasta pieni di micotossine, metalli e glifosato…

Fonte inuovivespri.it

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