Cancro, ecco come lo combatte la medicina cinese.

ADELAIDE – Il titolo è senz’altro un po’ ‘forte’. È chiaro che non esistono, allo stato attuale, delle cure miracolose. Né in Italia né all’estero. Però è bene sottolineare che vi sono Paesi in cui esistono anche cure alternative che spesso possono portare a buoni risultati. Ripetiamo: non miracolosi, ma buoni. Una di queste è il Compound Kushen (CKI) che di norma lavora insieme alla tradizionale chemioterapia. Ecco i risultati dello studio pubblicato su Oncotarget.

Antichi rimedi, metodi moderni
Alcuni ricercatori dell’Università di Adelaide hanno voluto esaminare a fondo l’effetto di un rimedio denominato Compound Kushen (CKI). Si tratta di una complessa miscela di composti vegetali, derivati dalla conoscenza dell’antica medicina cinese. Si utilizza tramite iniezione e il suo uso è stato approvato di recente. «La maggior parte della Medicina Tradizionale Cinese si basa su centinaia o migliaia di anni di esperienza con il loro uso in Cina. Ci sono state spesso molte prove che questi farmaci hanno un beneficio terapeutico, ma non vi è la comprensione di come o perché ciò avvenga», spiega il professor David Adelson, direttore del Zhendong Australia – China Centre for the Molecular Basis of Traditional Chinese Medicine.

  • Approfondimento: cos’è il CKI
    Nel sito del National Cancer Institute viene descritto come un composto per iniezione contenente l’estratto acquoso delle radici di Radix Sophorae Flavescentis (Ku Shen) e Smilacis Glabrae (Tu Fu Ling). Due piante note per la loro attività antineoplastica e immunomodulatorie. Il farmaco, inoltre, contiene alcaloidi, flavonoidi, glicosidi triterpenici, acidi grassi, oli essenziali, matrine, oxymatrine e chinoni. Sembra che il CKI è in grado di interferire con l’attivazione di varie vie di trasduzione del segnale, come la via di segnalazione Wnt / beta-catenina, il fattore nucleare -kappa B (NF-kB) e bloccare l’attività di molteplici recettori tirosin chinasi, come il recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR) e vascolare del recettore del fattore di crescita endoteliale (VEGFR). Inoltre «induce l’apoptosi e inibisce la proliferazione, la migrazione, l’invasione e l’adesione delle cellule tumorali».

E’ merito del fitocomplesso
Come spesso accade anche nella fitoterapia tradizionale, è molto difficile stabilire quale sia il componente che svolge una reale efficacia, perché isolando i principi attivi è quasi impossibile ottenere lo stesso effetto. In tal caso, si parla di fitocomplesso, ovvero di una miscela di migliaia di composti – molti dei quali non identificati – che riesce a portare a un determinato risultato senza che la scienza riesca a comprenderne il vero motivo. «Se si testano le componenti di molti farmaci tradizionali cinesi, avremmo notato che i singoli composti non hanno molta attività in proprio. E’ la combinazione di composti che possono essere efficaci, e potenzialmente significa anche avere pochi effetti collaterali». Anche questo particolare è molto noto in fitoterapia occidentale. Se prendiamo d’esempio la tradizionale Aspirina, noteremo che il farmaco preparato inizialmente isolando il principio attivo della spirea ulmaria (acido salicilico) causa problemi di stomaco. Al contrario, la pianta possiede anche elementi che lo proteggono, evitando così gli effetti collaterali indotti dal farmaco.

  • Approfondimento: le proprietà della radice di Sofora
    La Sophora Flavescentis è una pianta utilizzata da millenni in medicina tradizionale cinese. Riduce gli effetti negativi della chemioterapia, possiede proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Non a caso viene anche utilizzata per la cura dell’artrite reumatoide e altre patologie a carattere infiammatorio. Sembra ridurre il colesterolo e l’aterosclerosi. In associazione alla liquerizia è considerato un protettivo del fegato e un anticancerogeno. Da solo sembra essere un neuroprotettivo soprattutto nei soggetti a rischio ischemia cerebrale. Infine, esternamente, è considerato un agente sbiancante per la pelle danneggiata dai raggi UV.

Uno studio unico nel suo genere
«Questo è uno dei primi studi a mostrare la modalità molecolare e l’azione di una miscela complessa di composti di origine vegetale – in questo caso estratti dalle radici di due erbe medicinali, Kushen e Baituling – mediante l’applicazione di ciò che è noto come un sistema di approccio biologico. Si tratta di un modo di analizzare sistemi biologici complessi che tenta di tener conto di tutti gli aspetti misurabili del sistema piuttosto che concentrarsi su una sola variabile».

  • Leggi anche: Tumori, scoperta una molecola che sopprime la crescita del melanoma
    Scoperta a Napoli, presso lʼIstituto Pascale, una molecola che sopprime la crescita del melanoma, il più maligno cancro alla pelle. Lo studio, finanziato da Airc, ha trovato che i nei normali presentano questa particella, che tuttavia diminuisce alla presenza di cellule malate.

Simile alla chemioterapia occidentale
I ricercatori, durante lo studio, sono riusciti a utilizzare tecnologie di sequenziamento di nuova generazione per identificare i geni e percorsi biologi indotti dall’uso del Compound Kushen (CKI). Lo studio è stato compiuto su cellule cancerogene coltivate in laboratorio. «Abbiamo dimostrato che i modelli di espressione genica attivati da CKI influenzano le stesse della chemioterapia occidentale, ma agendo su diversi geni nelle stesse vie. Questi geni regolano il ciclo cellulare della divisione e della morte, e sembra che CKI altera il modo in cui il ciclo cellulare è regolato per spingere le cellule tumorali lungo il sentiero di morte cellulare, quindi uccidendo le cellule», conclude Adelson. Alcune ricerche indicano che il CKI riduce gli effetti collaterali indotti dalla chemioterapia [2].

[1] Zhipeng Qu, Jian Cui, Yuka Harata-Lee, Thazin Nwe Aung, Qianjin Feng, Joy M. Raison, Daniel R. Kortschak, David L. Adelson. Identification of candidate anti-cancer molecular mechanisms of compound kushen injection using functional genomics. Oncotarget, 2014; DOI: 10.18632/oncotarget.11788

[2] Front Pharmacol. 2016 Mar 31;7:70. doi: 10.3389/fphar.2016.00070. eCollection 2016. The Therapeutic Efficacy and Safety of Compound Kushen Injection Combined with Transarterial Chemoembolization in Unresectable Hepatocellular Carcinoma: An Update Systematic Review and Meta-Analysis. Ma X1, Li RS2, Wang J3, Huang YQ1, Li PY4, Wang J5, Su HB6, Wang RL7, Zhang YM4, Liu HH7, Zhang CE8, Ma ZJ9, Wang JB4, Zhao YL10, Xiao XH4.

[3] A multicenter randomized controlled open-label trial to assess the efficacy of compound kushen injection in combination with single-agent chemotherapy in treatment of elderly patients with advanced non-small cell lung cancer: study protocol for a randomized controlled trial.Wang XQ, Liu J, Lin HS, Hou W. Trials. 2016 Mar 8;17(1):124. doi: 10.1186/s13063-016-1231-6. PMID: 26956875

[4] Effect of compound Kushen injection on T-cell subgroups and natural killer cells in patients with locally advanced non-small-cell lung cancer treated with concomitant radiochemotherapy. Zhao Z, Liao H, Ju Y. J Tradit Chin Med. 2016 Feb;36(1):14-8.

[5] Anti-tumor activities of active ingredients in Compound Kushen Injection.Wang W, You RL, Qin WJ, Hai LN, Fang MJ, Huang GH, Kang RX, Li MH, Qiao YF, Li JW, Li AP. Acta Pharmacol Sin. 2015 Jun;36(6):676-9. doi: 10.1038/aps.2015.24. Epub 2015 May 18. Review.

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